The Social Dilemma: il lato oscuro dei social network

Qualche settimana fa, in una afosa notte di agosto, mi sono imbattuto su Netflix in “The Social Dilemma“, il docufilm che parla degli effetti che i social network hanno sul cambiamento della nostra psicologia e dell’impatto che ha questo sulla società.

Un’ora e trentaquattro minuti che mi hanno leggermente segnato.

Ok, se ho deciso di scriverne un articolo, forse il termine “leggermene segnato” non è quello più adatto.

Però ti posso dire una cosa con tutta sincerità.

Ho spento la tv con un’idea completamente diversa di quello che è l’utilizzo quotidiano dei social network e per qualche giorno ho effettivamente guardato il telefono con un po’ di disappunto.

Indossa il tuo cappello di carta stagnola che ci stiamo per addentrare nel lato oscuro dei social network!

Partiamo!


The Social Dilemma fa paura come un film horror, ma non lo è

Voglio essere il più chiaro possibile con te. Questo articolo non parla di qualche presunta teoria complottistica.

Ciò che leggerai non è frutto delle considerazioni di chi ha provato ad unire tutti i punti dietro chissà quale piano segreto.

Il docufilm “The Social Dilemma” è basato sulle dichiarazioni di ex dipendenti, dirigenti e altri professionisti delle principali aziende tecnologiche come Facebook, Google e Apple.

Uno tra questi è nientemeno che Tristan Harris, presidente e cofondatore del Center for Humane Technology ed ex esperto di etica del design in Google.

Fatta questa doverosa premessa, torniamo a noi.

Prima ti ho detto che The Social Dilemma mi aveva leggermente segnato.

In realtà ci sono alcuni passaggi del documentario che mi hanno scavato un solco dentro.

Immagina un algoritmo progettato per creare dipendenza al fine di manipolare il comportamento delle persone.

Perché The Social Dilemma parla proprio di questo e purtroppo è tutto vero.

Fa paura eh? Ma del resto dovresti già sapere come non ci sia cosa più spaventosa della realtà.

La privacy digitale è qualcosa che nell’ultimo anno mi ha preoccupato sempre di più, sia come professionista del settore IT che come semplice utente.

Viviamo un’era in cui le nostre vite online sono sempre più importanti per l’industria generale.

Di contro, sono arrivato alla conclusione che tagliare i ponti con la rete e trasferirmi sul Nanga Parbat, lontano dalla civiltà, non è una scelta di vita praticabile.

Purtroppo.

Però in quanto web designer e firmatario della Lettera di Copenhagen, è mio dovere diffondere consapevolezza e aiutare le persone a capire come le grandi aziende tecnologiche utilizzano e abusano dei nostri dati.

L’unica via per contrastare tutto questo è quello di cominciare a utilizzare questi servizi in modo consapevole e responsabile.

E va fatto subito.


un’accettabile dipendenza

The Social Dilemma dipendenza

Ti sei mai chiesto quale sia la principale entrata economica dei social network?

Beh, se ancora non lo sai le piattaforme social guadagnano grazie agli spazi pubblicitari ed è giustamente nei loro interessi farti vedere questi annunci.

Fin qui non c’è nulla di strano.

Del resto devono pur pagare i server per darti la possibilità d’inviare GIF di gatti trascendentali come se non ci fosse un domani, giusto?

Ed è altrettanto naturale come gli inserzionisti vogliano che vengano mostrati i loro annunci agli utenti che hanno più probabilità di effettuare un acquisto.

Ti faccio un esempio.

Se nell’ultimo periodo hai cercato sul web un determinato prodotto, gli annunci pubblicitari che vedrai navigando sui social network saranno tutti incentrati su quella categoria.

Per quanto sia abbastanza inquietante che un algoritmo riesca a captare ciò che voglio, se proprio devo essere bombardato di pubblicità tanto vale che mi venga mostrata qualcosa che mi possa tornare utile.

Del resto le piattaforme social offrono un servizio “gratuito” e credo che la maggior parte delle persone possa accettare questa sorta di condizione.

Il problema nasce quando gli inserzioni vogliono che la tua ricerca non finisca li.

Mi spiego meglio.

Gli sviluppatori hanno deciso di progettare le app per creare una sorta di dipendenza e per far si che tu sia attratto dall’uso del telefono.

Una piccola notifica push qui, un nuovo post correlato lì e via discorrendo.

Ok, pausa.


I social network come le sigarette

Questo è il momento più importante della tua vita social e non voglio che te lo perda, quindi ho bisogno di tutta la tua attenzione.

Ciò che ti ho detto fino a qui te lo posso spiegare con un esempio semplicissimo.

Non so se sei un fumatore; io purtroppo lo sono.

Spesso noi fumatori accendiamo una sigaretta perché non abbiamo di meglio da fare. Lo facciamo in maniera automatica, a volte senza nemmeno rendercene conto.

E se analizziamo il gesto in se, siamo i primi a renderci conto di quanto sia stupido fumare.

Adesso torniamo alle piattaforme social.

The Social Dilemma ti spiega chiaramente come ci sia un enorme problema molto simile a quello del fumo.

Senza rendertene conto, qualche tecnico della Silicon Valley ha riqualificato il tuo cervello e quindi può capitare (e sono sicuro che almeno una volta nella vita ti sia successo) che dopo aver chiuso l’app di Facebook o Instagram, ti sei ritrovato ad aprirla di nuovo.

Inconsciamente e senza che ne avessi il controllo.

Come diavolo è potuta succedere una cosa del genere?

Se ti fermi un secondo a pensarci è una cosa assurda, ma purtroppo come società abbiamo accettato che le app social fossero progettate per creare dipendenza.


Continua a scorrere e confida nella fortuna

Il dito che scorre lungo lo schermo del nostro telefono è diventato un gesto quotidiano.

Siamo felici di continuare a scorrere perché nel nostro cervello si è insinuata la malsana idea che subito sotto la parte inferiore della schermo ci sia la chiave dell’illuminazione.

Nel frattempo le pubblicità continuano a dirci di comprare cose che a volte non ci servono nemmeno, e a volte lo facciamo per davvero.


“Esatto, siamo consumatori. Siamo i sottoprodotti di uno stile di vita che ci ossessiona.”

Fight Club

E comunque, se fosse questo il problema, tutto sommato potrei anche farmelo andare giù.

E’ disgustoso, ma del resto è solo la viscida economia in azione.

Qualcuno però ha capito che grazie ai social network si può alzare l’asticella del livello di persuasione.

Infatti, il vero pericolo di consentire ad algoritmi progettati da persone che di certo non hanno a cuore i tuoi interessi, è molto più sottile.

Si, perché sto parlando della possibilità d’influenzare inconsciamente il tuo voto politico e di scaturire in te confusione, rabbia o ostilità verso altri gruppi di persone.

E non ti sto dicendo una cazzata.

Vuoi un esempio?

Nel Regno Unito, durante il referendum del 2016 che ha portato alla Brexit, i social media sono riusciti a indirizzare il voto verso il “si”.

Ora, non sta a me dire se sia stato un bene o un male. Non voglio addentrarmi in discorsi su cui ho un’idea personale, ma che tale voglio che resti.

Recentemente invece, l’ex analista di Facebook Sophie Zhang ha dichiarato come abbia dovuto combattere contro le reti di bot e le “fattorie di troll” utilizzate dai partiti politici per influenzare l’opinione pubblica.

E questo è successo in tutto il mondo, tra cui Azerbaigian, Brasile, India e Ucraina.


La tua impronta digitale

the social dilemma impronta digitale

Ok, ma com’è possibile tutto questo?

Beh, è abbastanza semplice, dato che ognuno di noi ha quella che in gergo viene chiamata “impronta digitale“.

Giusto per citare alcune cose da cui è composta questa impronta:

  • La tua cronologia delle ricerche
  • Le pagine web visitate
  • La tue reti (i tuoi contatti sui social, quelli telefonici, a chi invii email, etc)
  • La tua storia GPS

Ogni ricerca su Google, i tuoi post sui social network, i like, i tag, i follow, vengono aggiunti come una piccola goccia in un mare di gocce che formano la tua impronta digitale.

E sia chiaro che questo si espande ben oltre le piattaforme social.

Tantissimi software che raccolgono informazioni su di te, la tua famiglia e i tuoi amici (programmi di email marketing, sistemi CRM, etc) soprattutto quelli gratuiti, potrebbero vendere i tuoi dati.

E ti dico di più: lo fanno già.

Altrimenti non si spiega come i call center di mezzo mondo abbiano il tuo numero di telefono e ti continuino a chiamare per offrirti servizi che non hai mai voluto.

A questo non ci avevi mai pensato, eh?

Le aziende pagano fior di quattrini per accedere a profili così dettagliati, perché possono influenzare e indirizzare le persone verso il prossimo acquisto o anche…


The Social Dilemma e il suo lato torbido

A Gianluca piace il calcio e la cosa è evidente se si osserva il suo profilo digitale.

Condivide post della Lega Serie A, è iscritto alla newsletter di Toro News, e segue la pagina ufficiale della Uefa.

È anche politicamente neutrale e generalmente disinteressato.

A pochi mesi dall’elezioni, Gianluca comincia a essere bombardato da contenuti che dicono di come gli immigrati vogliano venire in Italia e abolire il calcio.

Cosa?!? Non esiste proprio!!!

Gianluca a quel punto si rende conto che forse farebbe meglio a votare un partito politico che è intenzionato a tenere fuori dal paese quei dannati odiatori del gioco più bello al mondo.

Lo so, questo è un esempio stupido, ma purtroppo cose del genere sembrano accadere regolarmente con un impatto devastante.

Le persone vengono “alimentate a goccia” da idee e opinioni (vere e false) basate sui loro interessi.

E questo accade nei momenti in cui è più probabile che siano influenzabili e in maniera cosi soft da non accorgersene neanche.

Se ancora credi che tutto ciò sia molto simile a una delle tante teorie cospirazionali, senti questa.

La rete britannica Channel 4 ha rivelato che durante le elezioni statunitensi del 2016, il partito di Donald Trump ha condotto una serie di strategie digitali per dissuadere milioni di elettori afroamericani dal voto.

Se preferite, la notizia è stata riportata anche da Repubblica; l’articolo lo potete leggere qui.


A morte l’algoritmo

Tutto ciò che hai letto fino adesso è senza dubbio agghiacciante.

Tuttavia, mentre resta altamente improbabile che a Zuckerberg & Co. spunti una coscienza che fermi la giostra, le piattaforme social e gli algoritmi continueranno a essere una parte integrante della nostra vita.

E lo saranno sempre di più.

Ciò che però può fare la differenza, è la consapevolezza che come individui singoli possiamo proteggere la nostra privacy digitale nel migliore dei modi.

Un esempio?

Puoi sostituire Google Chrome con un browser alternativo e incentrato sulla privacy come Brave o se passi molto tempo al PC, decidere di eliminare dal telefono l’app di Facebook.

Oggi è fondamentale per tutti comprendere come noi utenti possiamo e dobbiamo instaurare una relazione più consapevole con le tecnologie social.


I suggerimenti che mi sento di darti dopo aver visto The Social Dilemma

the social dilemma il lato oscuro

Ok, ma allora che si fa?

Voglio sorprenderti, perché non mi sentirai dire di eliminare il tuo account Instagram in cui hai investito tre anni della tua vita per far crescere la tua attività.

Anche perché probabilmente stai leggendo questo articolo dopo averlo visto linkato sui social network.

Ti dico di più.

Sono fermamente convinto che riuscire a creare una community online, soprattutto nel contesto storico in cui stiamo vivendo, è qualcosa di meraviglioso e ho la certezza che i social siano ancora uno strumento più che utile.

Tuttavia è fondamentale informarsi sul background di queste piattaforme e apportare i miglioramenti necessari

Ecco allora alcuni dei mie migliori consigli.

1. Dai fuoco al tuo smartphone!

Ok, forse sono stato un po’ drastico, ma ho notato che limitare il mio utilizzo dei social media mi ha dato dei vantaggi.

Quando finisco di lavorare evito di toccare il telefono se non per seguire i risultati delle partita del campionato italiano o per rispondere ai messaggi di qualche amico.

Questo mi ha portato ad avere più tempo da dedicare alla mia famiglia, a leggere di più (che è una cosa più che positiva) e a guardare molti più film, che poi è una delle mie grandi passioni.

Il consiglio che mi sento di darti è quello di disattivare le notifiche dei social quando decidi di staccare dal telefono.

2. Cura rigorosamente i tuoi feed

Non sei obbligato a seguire tutti quelli che ti seguono su Instagram né a informarti più del dovuto sulle ultime notizie.

Anche perché questo non farà la differenza tra essere un cattivo o un buon cittadino.

Ti dico di più. Spesso proprio le notizie sono veicolate per creare rabbia e disapprovazione; del resto i mass media lo fanno da sempre.

Ah, cosa importante: la funzione “non disturbare” sul tuo telefono è ciò che di meglio potesse essere inventato. Usala.

3. Resisti all’algoritmo

Rimetti in ordine cronologico il tuo feed invece di far decidere all’algoritmo cosa è meglio farti vedere.

Se usi Facebook segui la guida “Come faccio a vedere i post più recenti nella mia sezione notizie su Facebook?” pubblicata sul loro centro assistenza.

Se sei interessato a rimettere in ordine cronologico il feed di Twitter allora leggi questa guida del loro Help Center.

4. Guarda The Social Dilemma e poi prenditi una pausa completa

Se usare i social media ti fa sentire depresso, stacca tutto!

Ti assicuro che ne guadagnerai in salute e ti ricorderai del fatto che la vita senza social network esiste (del resto come passavamo il tempo prima della loro venuta?) ed è veramente piacevole.

Non ti perderei nulla, fidati!

Se sei interessato a guardare The Social Dilemma, puoi trovarlo su Netflix, se invece l’hai già visto mi piacerebbe sapere cosa ne pensi e che reazioni hai avuto! Scrivimelo nei commenti!

Resta connesso. Alla prossima!


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2 commenti

Ottime riflessioni!
Questo film, mi ha fatto pensare molto e devo dire che sei riuscito a trarre sia i lati oscuri sia i lati positivi dei social.

Articolo scritto e strutturato bene!

Grazie mille Ludovica!
Credo che oggi sia davvero fondamentale prendere coscienza del reale potenziale dei social, senza scordarci che alle spalle c’è un algoritmo studiato apposta per altri scopi.

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